Testimonianza di un ragazzo italiano in JOC

Abbiamo conosciuto Erman a Parigi, durante l'evento per i 90 anni della JOC.
Erman è un ragazzo di 20 anni, arrivato in Italia dal Kosovo quando era molto piccolo. Ha vissuto in Italia con la sua famiglia, prima a Napoli e poi a Ferrara finché nel 2009 decide di partire dopo aver capito che forse l' Italia aveva più niente da offrirgli e non ci sarebbe stato spazio per lui.

 

Come hai vissuto il primo periodo a Parigi?

Avevo deciso di spostarmi a Parigi, anche se la mia famiglia inizialmente non era d'accordo e il fatto che io volessi buttarmi in questa esperienza da solo non li faceva stare tranquilli, ma poi con il tempo hanno compreso che poteva essere una buona occasione di svolta per me.
Arrivato in Francia mi sono trovato completamente solo e in quel periodo ho avuto modo di riflettere su me stesso, sui miei errori passati anche rispetto alla mia scelta di spostarmi qui in Francia.
Inoltre avevo bisogno di una sistemazione per la notte, mi trovavo senza soldi e anche per mangiare mi arrangiavo come riuscivo. I primi tre mesi li ho trascorsi così.
Non conoscevo la lingua francese, dovevo cominciare tutto da zero e ogni cosa mi metteva in confusione. Parigi è una grossa città e i francesi sono molto diversi dagli italiani, sono più riservati e non è stato facile trovare le soluzioni anche ai piccoli problemi quotidiani.
Gli assistenti sociali che si sono occupati di me mi offrivano soluzioni momentanee ma poi ho capito che il grosso della situazione avrei dovuto gestirlo io e in sostanza in un modo o nell'altro sbrigarmela da solo. Potevo comprendere che facevano quello che riuscivano perché qui le persone che si trovano in situazione di difficoltà sono tantissime."

 

Come hai incontrato Stephan?

Un giorno tramite il marito di mia zia ho incontrato Stephan. Lui mi ha dato un aiuto su tutto. E' stato come se mi conoscesse da tempo, senza tutta la freddezza che avevo trovato qui a Parigi. Grazie a lui ora frequento una buona scuola e ha aiutato anche la mia famiglia trovando un lavoro a mio padre, adesso loro si trovano a Chalon-sur-Saône e con il supporto di Stephan adesso mio padre ha di nuovo un lavoro; è stato difficile ma ogni problema ha la sua soluzione”.

 

Stephan è un assistente sociale e lavora in un'associazione che si chiama “L'incrocio delle vie”, dal 2012 si occupa di persone e Chiesa. Abbiamo posto a lui alcune domande.

 

Stephan, di cosa ti occupi oggi?

Attualmente sono un educatore specializzato nel servizio d'urgenza per le persone nei primi giorni dal momento in cui arrivano a Parigi e richiedono asilo.
Quelli che arrivano dalla strada come Erman sono la mia famiglia e li aiuto ad imparare ad orientarsi nella nuova realtà in cui si trovano.”

Stephan è anche un prete e fino al 2011 si occupava di una parrocchia, in cui erano presenti gruppi di scout e della JOC. Con la presenza del movimento nella parrocchia si è avvicinato alla realtà dei preti operai, diventando uno di loro.

 

Come pensi sia cambiata la JOC nel tempo?

Conosco la JOC dal 2007 e quello che mi ha sempre colpito è l'aspetto collettivo.
Siamo in un mondo in cui ognuno pensa a se stesso e la JOC invece ti da la possibilità di vivere la dimensione collettiva, e la da soprattutto ai giovani. Se un giovane ha un problema un altro lo aiuta, se c'è un problema economico o anche di sistemazione si cerca di trovare una soluzione. La JOC permette l'unione tra i giovani. Ho trovato una grande ricchezza in tutto questo. Quei giovani che non facevano parte della JOC e poi l'hanno conosciuta e vissuta dicono che fare gruppo li ha aiutati a muoversi con più motivazione e consapevolezza nella propria vita.
La JOC è una realtà potente per combattere e vincere contro l'individualismo della nostra società.
Molti giovani che frequentano la JOC vivono anche situazioni personali difficili. Nella quotidianità non è semplice fare dei percorsi e diventare maturi quando si vivono problemi seri.”

 

Erman, come hai proseguito il tuo percorso insieme a Stephan?

Nel mese di maggio Stephan ha provato ad aiutare ancora una volta me e la mia famiglia, ma ci sono stati dei problemi con la Prefettura; inoltre non avendo un indirizzo di residenza non avrebbero potuto rinnovarci i documenti.
Stephan generosamente ha sentito l'obbligo di doverci aiutare andando oltre i suoi doveri lavorativi, facendo braccio di ferro con la Prefettura e ottenendo ciò che mi serviva.
Grazie ai documenti validi ho avuto la mia seconda occasione a Chalon-sur-Saône ed ho iniziato a frequentare una scuola per diventare meccanico e ora sto frequentando il 3 e ultimo anno. Qui ho avuto la possibilità di imparare bene anche il francese, ma non è stata una passeggiata perché ho dovuto fare una fatica doppia rispetto agli altri.
E' stata una soddisfazione perché non avevo mai abbandonato la speranza di riuscirci.”

 

Stephan, ci piacerebbe chiudere questa testimonianza con un tuo pensiero.

 Mi è capitato più volte di mentire per il benessere delle persone che aiuto, rischiare al posto loro, perché per me le persone che sono in difficoltà vengono prima della legge. Credo che quando lavori tanto ma per qualcosa in cui credi non può essere altro che un grande regalo avere la possibilità di farlo.
È fondamentale vedere una persona alla luce delle sue capacità e non in ciò che non sa fare e questo dipende dal tipo di occhi con cui decidiamo di vedere le cose”.

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