Due generazioni a confronto: il Congresso GiOC visto attraverso gli occhi di Ludovico e Annachiara

Il Congresso di dicembre ha visto la partecipazione di giovani appena entrati nel movimento e adulti che ormai hanno concluso il percorso attivo in GiOC. In questa intervista abbiamo chiesto a Ludovico, giovane della zona di Mirafiori, e ad Annachiara, adulta della zona di Mirafiori, di raccontarci impressioni e pensieri sull'esperienza appena conclusa. 

A dicembre hai partecipato al XVIII Congresso della GiOC. Come ti è sembrata questa esperienza e cosa ti porti a casa?

LUDOVICO: Penso sia stata davvero una bella esperienza. Essendo entrato nella GiOC l’anno scorso, questo è stato il primo Congresso Nazionale a cui ho partecipato. Da come me l’ero immaginato pensavo fosse più statico, invece ho trovato un ambiente dinamico, grazie agli interventi dei relatori - in modo particolare alla testimonianza molto interessante della portavoce di Azione Cattolica - e al workshop a cui ho partecipato. Questi interventi hanno permesso di allargare l’orizzonte della riflessione. Invece, per rispondere alla seconda parte della domanda, direi che questa esperienza mi ha portato ad un allargamento degli orizzonti: si ha sempre idea che le associazioni siano isole, separate e non comunicanti tra loro, invece l’immagine più giusta è quella di un arcipelago, un luogo dove c’è spazio per lo scambio e la collaborazione.

Che differenze vedi tra Congresso e i campi a cui avevi partecipato in passato?

LUDOVICO: Dato che in passato avevo partecipato solo ai campi da animato e da animatore, posso dire che al Congresso mi è sembrato che tutto fosse più veloce e concentrato in poco tempo. Ovviamente ciò è dato dal fatto che i partecipanti sono più grandi e tanti lavorano, questi ritmi però mi hanno dato poco tempo per far sedimentare tutte le informazioni e i contenuti di questa due giorni. Il confronto con realtà anche molto distanti è però un grandissimo punto di forza del Congresso. Nonostante io sia molto timido, ho avuto la possibilità uscire dalla solita realtà torinese e conoscere i ragazzi di Rimini e Brescia.

Dopo due giorni di discussione, accesi dibattiti e confronti, in che direzione sta andando la GiOC?

LUDOVICO: Penso stiamo andando nella giusta direzione e in generale siamo molto d’accordo sulle scelte da prendere per gli anni a venire. L’entusiasmo non penso manchi, sarebbe bello però vedere ancora più partecipazione, in particolar modo ad eventi come questo.

 

Dopo anni da giocista, un impegno nel direttivo nazionale, questo è stato il tuo primo anno da ‘adulta’. Che effetto ti ha fatto partecipare in questa veste?

ANNACHIARA: A questa domanda mi viene un po’ da sorridere, perché mi ha fatto venire in mente alcuni ricordi e aneddoti divertenti. Ho cercato di vivere il Congresso a pieno, come tante altre volte, partecipando attivamente ai vari momenti proposti. La differenza sostanziale è stata nella declinazione dell’essere attiva: mentre in passato significava intervenire, proporre ed essere protagonista delle decisioni che venivano prese, in quei giorni l’ho interpretato in ascolto attivo. Ascolto della relazione introduttiva, delle esperienze dei militanti e delle emozioni del direttivo uscente e in entrata, degli esperti e delle questioni che il Movimento ritiene prioritarie in questo tempo. Ho quindi condiviso come alcune sollecitazioni (percorso di fede, la pazienza del non avere tutto e subito e il come viviamo gli ambienti di vita) siano prioritarie anche per me e per gli adulti oggi. E allora grazie a questo weekend mi sono ricaricata ed è riemersa una domanda: come continuare ad essere militante nella vita? E quali luoghi di riflessione, dibattito e azione per un adulto per lavorare su questi aspetti? Mi sono quindi nuovamente resa conto dell’opportunità e del privilegio che abbiamo avuto nel vivere un’esperienza così unica come quella della GiOC, che ci permette tutt’ora di riconoscere la possibilità, se si vuole coglierla, del cambiamento per sé e per gli altri, provando a costruire già oggi un pezzo del Regno di Dio.

Raccontaci del primo Congresso Nazionale della GiOC a cui hai preso parte.

ANNACHIARA: Ho partecipato al primo Congresso nel 2007, quando facevo ancora i gruppi base. Ricordo di non aver capito molto di ciò che stava succedendo e di cosa volesse dire partecipare al Congresso Nazionale della GiOC. Avevo percepito il momento di festa, ma una delle cose che mi aveva colpito di più in quell’occasione - e in molti altri momenti del movimento - è stata fin da subito la sensazione di essere parte di quel progetto. Non mi sono mai sentita un’estranea, le persone che incontravo mi rendevano partecipe, facendomi sentire accolta. Inoltre, mi aveva colpito la partecipazione di tanti giovani provenienti da diverse parti d’Italia e d’Europa e anche la partecipazione, seppur solo con un saluto, delle istituzioni nazionali: la GiOC era quindi un movimento riconosciuto anche all’esterno! Rispetto a quel momento rivedo oggi la bellezza e il piacere dello stare insieme, di incontrarsi con giovani provenienti da altre realtà, di far sentire a proprio agio gli ospiti, coinvolgendoli nel proprio percorso e di progettare insieme e portare avanti un progetto educativo di evangelizzazione mai facile né scontato.

Quanto vedi cambiato il Movimento nel corso di questi anni?

ANNACHIARA: Penso che il cambiamento sia una caratteristica imprescindibile e un valore aggiunto: la GiOC è un movimento fatto di persone vere, che portano la loro vita, non solo delle idee. Non è un movimento statico, ma un progetto in continuo divenire, perché fortemente legato al contesto storico in cui si trova ad agire e alle persone che lo vivono e che vi crescono. Perciò direi che da allora la GiOC è molto cambiata nel modo di proporsi, nelle proposte che rivolge ai giovani, nei processi e nei tempi di riflessione-azione.

 Cosa pensi che possano dare gli adulti - e tu in particolare - a un movimento di giovani come la GiOC?

ANNACHIARA: Come adulta mi sento chiamata a testimoniare, o quanto meno provare a testimoniare, con la vita i valori e lo stile maturato durante gli anni di militanza, coltivando la crescita personale e collettiva nelle quattro dimensioni: religiosa, psicologica, socio-politica ed etica. Ciò che possiamo offrire noi adulti è semplicemente la nostra disponibilità, la fiducia e il nostro vissuto, rimanendo in ascolto delle vostre vite e di quelle dei giovani che incontrate, camminando in punta di piedi al vostro fianco nella strada, sia in discesa, che in salita. Forse anche qualcosa in più che non sappiamo ancora, ma di cui ci renderemo conto insieme a voi, provando ad accompagnarvi, come ci suggerisce Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Christus vivit, “con comprensione, stima e affetto.

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